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mercoledì 13 settembre 2017

Il talento delle zavorre e il talento dei propulsori


Post di Daniele Passerini

A ognuno il suo talento.

Certe persone sono bravissime a spiegarci perché una cosa è assolutamente impossibile. La loro intelligenza s'esalta nella difesa di status quo, paradigmi scientifici, certezze incrollabili e così via; hanno idee ed opinioni sempre conformi a quelle della maggioranza. Se ci fossero solo loro al mondo, oggi saremmo ancora all'età della pietra.
Possiamo definirle zavorre

Altri sono bravissimi a dimostrarci come e perché quella stessa cosa è invece possibile. Sono i geni che guardano oltre, aprono nuovi paradigmi scientifici, creano distruptive innovation and technology; le loro idee ed opinioni sono sempre minoritarie... prima di riuscire a imporsi. Se l'umanità ha progredito è grazie alle loro grandi visioni.
Possiamo definirli propulsori

Le zavorre ci dicono che l'EmDrive (il "Sacro Graal" della propulsione spaziale!) è assolutamente impossibile perché vìola il terzo principio di Newton!
Eppure USA e Cina sono in corsa per arrivare per primi al traguardo di questo motore "impossibile":

Le zavorre ci dicono che la Fusione Fredda (Low Energy Nuclear Reaction, Anomalous Heat Effect ecc.) è assolutamente impossibile perché vìola la barriera di Coulomb!
Magari dovrebbero ricordarlo ai gruppi di ricerca, che continuano a conseguire avanzamenti nel campo delle reazioni nucleari a bassa energia, appartenenti a:
Si veda la sintesi dei risultati ottenuti presente sul sito del NEDO, l'agenzia governativa giapponese che promuove la ricerca e lo sviluppo, nonché l'implementazione di tecnologie industriali, energetiche e ambientali.

Sono solo due esempi di campi di ricerca derisi dalle zavorre e portati avanti dai propulsori, ma se ne potrebbero fare molti altri. Il problema poi è che le zavorre sono sempre tante e i propulsori pochi.

Non ho il talento né di quelle né di quelli, però come blogger m'impegnerò sempre a sorridere delle zavorre e a fare il tifo per i propulsori.

36 : commenti:

mirco ha detto...

AKITO TAGAHASCI :
La Nissan Motors e quattro università Giapponesi hanno rilasciato un rapporto tecnico in cui dichiarano di avere "ottenuto una energia (200MJ/mol) pari a 700 (settecento) volte l'energia chimica della combustione dell'Idrogeno (286KJ/mol)."
nb: Usandp anche loro una lega Nichel-Rame con in aggiunta zirconio

Hermano Tobia ha detto...

Ottimo post. Tra le aziende attive nell'ambito LENR inserirei anche Airbus, che ultimamente sta depositando diverse richieste di brevetto su tali tecnologie:

http://appft.uspto.gov/netacgi/nph-Parser?Sect1=PTO2&Sect2=HITOFF&u=%2Fnetahtml%2FPTO%2Fsearch-adv.html&r=1&p=1&f=G&l=50&d=PG01&S1=20170025191.PGNR.&OS=dn/20170025191&RS=DN/20170025191

http://appft.uspto.gov/netacgi/nph-Parser?Sect1=PTO2&Sect2=HITOFF&u=%2Fnetahtml%2FPTO%2Fsearch-adv.html&r=1&p=1&f=G&l=50&d=PG01&S1=20170022055.PGNR.&OS=dn/20170022055&RS=DN/20170022055

superpyno ha detto...

Ottimo come sempre!

Daniele Passerini ha detto...

Colgo l'occasione per ricordare che i ricercatori giapponesi a cui si riferisce il post tengono in alta considerazione il lavoro del nostro Francesco Celani con i fili di costantana.
In Italia però accade che a Celani l'INFN ha tagliato i fondi, chiuso il laboratorio, distrutto la documentazione di anni e anni di esperimenti.
Che differenza eh!

Salvatore Boi ha detto...

Bravissimo Daniele, come sempre!!!

Daniele Passerini ha detto...

Ragazzi, grazie ma sono solo un passero come un altro... non volerò mai all'altezza delle oche!!! :D :D : D

Vincenzo Bonomo ha detto...

Caro Daniele anch'io sorrido delle "zavorre" e faccio il tifo per i "propulsori" (nel mio piccolo mi ritengo uno di essi) e penso che senza sognatori e visionari non saremmo quello che siamo oggi (nel bene e nel male). Eppure con gli anni ho attenuato la mia avversione per la prima categoria e ritengo che in un certo senso sia necessaria per un armonico sviluppo della società, a patto che il numero delle "zavorre" non sia soverchiante rispetto ai "propulsori" nel qual caso ci troveremmo in una fase di restaurazione e oscurantismo, fase che al solito periodicamente ci visita (i famosi corsi e ricorsi storici). Il contraltare è indispensabile altrimenti ci annoieremmo a morte e non apprezzeremmo molte cose belle della vita (pensa al giorno senza la notte, alla gioia senza la pena, al dolce senza il salato) e la noia (almeno per me) è micidiale per cui ben vengano queste persone che ci ricordano sempre con la loro presenza che il progresso per essere tale deve essere "sudato".

Daniele Passerini ha detto...

@Vincenzo
Perfettamente d'accordo!
Infatti ho riconosciuto talento alle zavorre quanto ai propulsori.
Il problema è che - IMHO - per ogni propulsore talentuoso esistono decine di zavorre altrettanto talentuose! ;)

bertoldo ha detto...

"Colgo l'occasione per ricordare che i ricercatori giapponesi a cui si riferisce il post tengono in alta considerazione il lavoro del nostro Francesco Celani con i fili di costantana." quelli fatti come un transistor ad effetto tunnel ?

cikagiuro ha detto...

Scusa Daniele, ma tra i "propulsori" citati per la fusione fredda manca all'appello il nostro Rossi.
Dimenticanza (strana) o voluta omissione?

Daniele Passerini ha detto...

@Cikagiuro
Né dimenticanza né omissione. Mettiamola così: il "prezzemolo" avrebbe coperto i sapori di questo post! :)
Quando ci saranno novità concrete da/su Rossi riparleremo di lui.

Alessandro pepe ha detto...

@Daniele
Come riassumere 5 anni di blog in poche righe, perfetto. Manca adesso un commento di Mario Massa. Ci sei?

domenico canino ha detto...

@Daniele
Zavorre e propulsori. Magari fosse solo questo. Grazie al tuo blog ho imparato molto altro. Che il gioco (!) è molto più grande. Il punto è a chi giova tenere nascoste certe conoscenze scientifiche sulle energie LENR, chi ne rallenta lo sviluppo e l'arrivo sul mercato. Ad una elite industrial-finanziaria- politico-militare, che ha interessi enormi a mantenere il controllo delle tecnologie avanzate, a non farle arrivare a tutti. Non sono solo i petrolieri che avrebbero da perdere un mondo, non sono solo i finanzieri che perderebbero tutti gli investimenti su commodities (energia elettrica liberamente prodotta da utenti singoli), sull'industria delle automobili che dovrebbe riconvertirsi a nuovi paradigmi, ai trasporti navali che si dovrebbero riconvertire, e non muoverebbero più petrolio e non inquinerebbero i mari con il carburante. Le nuove energie libere per tutti cambiano il mondo anche dal punto di vista ambientale, meno inquinamento, ma anche fine totale di eolico, solare, ed altre rinnovabili meno effcienti delle LENR. cambierebbero totalmente anche gli equilibri politici ed economici del pianeta, pensate ai paesi produttori di petrolio che non conterebbero più un tubo, dovrebbero ricpnvertire TUTTE le loro economie.Un mondo in cui tutto andrebbe sotto sopra, ed in cui chi sta sopra OGGI, farà di tutto per non andare SOTTO.Insomma Zavorre e propulsori sono solo comparse sbiadite, ombre cinesi, su una scena dove ALTRI sono i veri attori.

Barney ha detto...

Io mi godrei il tuffo di Cassini, invece che le "notizie" cinesi sull'EMDrive...

cikagiuro ha detto...

@ domenico canino

Condivido "ALTRI sono i veri attori".

Ad esempio ecco cosa ci si prospetta per un futuro ormai prossimo

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1811

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1812

pegupe@gmail.com ha detto...

Daniele passerini.
Ottima sintesi. I tuoi commenti volano sempre al di sopra delle sterili contrapposizioni e delle tifoserie, cercando di andare all’origine delle cose.

Domenico Canino.

Come non essere d’accordo sull’influenza degli interessi economici, sul distorto senso di potere dei pochi sui molti e su come ogni forma di cambiamento radicale possa rappresentare una grave minaccia alla conservazione di ciò che i tempi ci dicono che è necessario superare. Se ci dovessimo fermare all’analisi e alla critica dei poteri della finanza, dei moderni signori della guerra o di coloro che speculano sulle malattie, allora la partita sarebbe già persa in partenza, perché sono più di diecimila anni che la prepotenza vince sul potere e se non si comprende da cosa abbia origine la prepotenza allora sarà impossibile ristabilire il potere che ognuno di noi ha il dovere e il diritto di esercitare.
Sono da tempo convinto che l’umanità intera sia sulla soglia di un cambiamento epocale e che questo cambiamento o ci riporterà all’età della pietra oppure verso una civiltà che sia degna di essere chiamata tale. Sono convito di questo perché da pochi decenni, per la prima volta nella storia, l’umanità ha la possibilità concreta di provvedere al benessere di ognuno di noi, senza per questo renderci tutti dei “felici” miserabili. Questo cambio strutturale è l’effetto degli straordinari risultati ottenuti dalla scienza e dalla tecnologia. In passato, invece, il timore che le risorse vitali potessero non essere più sufficienti, a causa di carestie o di altri fattori, i potenti prepotenti hanno cercato di accumulare anche più di quanto gli fosse necessario e così i più forti hanno da sempre sottomesso i più deboli. Chi teorizzava la realizzazione di una società giusta e felice era con ragione tacciato di utopia, perché l’egoismo si giustificava a causa di una concreto stato di insicurezza. Le abitudini sono come un enorme volano che continua a girare anche quando cadono le ragioni che lo tengono in movimento. Naturalmente un grande sviluppo tecnologico ha bisogno di essere diretto da un pari sviluppo etico ed è per questo che l’umanità si trova sul crinale di una catastrofe o di una salvezza. Oggi, al contrario, è utopistico pensare che le cose possano continuare a seguire lo stesso flusso dei secoli e dei millenni che ci hanno preceduto. Siamo arrivati alla fine di un gigantesco ciclo dopo il quale o si cambia o si muore.
Mi piace essere ottimista, tanto la fatica di essere ottimisti o pessimisti è le stessa, e spero che le nuove generazioni possano maturare, e maturare in fretta, una nuova coscienza, perché solo così la prepotenza, almeno nella forma che conosciamo, potrà essere sconfitta. Se non avviene questo cambiamento di paradigma etico, la transizione verso la produzione di energia eco-sostenibile non risolverà l’inerzia di un egoismo che non avrebbe più alcun senso. È necessario che le nuove risorse energetiche non rimangano nelle mani di pochi sia che si tratti dei soliti gnomi della finanza, dei vari signori della guerra, dei nuovi controllori dei media o di uno tra i mille Andrea Rossi. L’energia pulita prima o poi si produrrà, ma occorre che vada, per quanto possibile, nelle mani di chi la consuma, perché da sempre chi possiede l’energia possiede il potere. Questa è la vera battaglia che dovrà essere combattuta.
Se è pur vero che devono essere i giovani a farsi carico di questo cambiamento è altrettanto vero che è compito di chi non è più giovane essere, come dice Daniele, propulsore piuttosto che zavorra.

triziocaioedeuterio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
triziocaioedeuterio ha detto...

Distrutto la documentazione di anni di ricerche ?
Ma sei sicuro?
Pazzesco...

Mario Massa ha detto...

@Alessandro Pepe
"Ci sei?"

Ci sono. Io vedo le cose in modo diverso da Daniele: per me non esistono due talenti, ma uno solo, quello del bravo scienziato. Chi ha la vera mentalità scientifica è assolutamente aperto alle novità, ma rigoroso nell'analisi: si appassiona alla novità ma essa rimane falsa finchè una analisi rigorosa non conferma che è vera. Chi rifiuta la novità senza analizzarla non ha un talento, ma è solo di inciampo. Chi si esalta per la novità senza verificarla non ha un talento, ma è solo una persona pericolosa.
Poi ci sono i geni, quelli che fanno progredire la Scienza. Ma questi sviluppano, fanno, inventano, non giudicano ciò che fanno gli altri.

Alessandro Pagnini ha detto...

"... È necessario che le nuove risorse energetiche non rimangano nelle mani di pochi sia che si tratti dei soliti gnomi della finanza, dei vari signori della guerra, dei nuovi controllori dei media..."

Ecco, riflettendo su questo a volte mi chiedo quale sia l'insana molla che spinge taluni a issarsi verso posizioni di sempre maggior potere/ricchezza. Vediamo faccendieri, dittatori, capi clan, capitani d'industria e altri e ben più potenti 'padroni del vapore', come coloro che manovrano le leve della grande finanza internazionale, che si dannano l'anima e magari condannano altre persone a sofferenza e privazioni, per raggiungere obiettivi che fatico molto a credere possano renderli più felici di qualche medio borghese, che non avendo problemi ad arrivare a fine mese e possedendo con una più corretta igiene mentale, riesce a godersi la vita e le persone che lo circondano (talvolta ci riescono anche i più poveri, ma concediamo che se pure i soldi non portano la felicità, la loro mancanza porta un po' di ansia di troppo ;-) ). Quello che voglio dire è che coloro che impediscono il realizzarsi di condizioni migliori, sono, per certi versi, dei malati con delle strane forme di perversione, per le quali al momento Burioni non ha purtroppo ancora individuato una contromisura vaccinale ;-)

Alessandro Pagnini ha detto...

A mio parere, le cose dovrebbero essere come dice Mario, ma sono come dice Daniele. L'eterna lotta tra teoria e pratica! ;-)

CLaudio Rossi ha detto...

@ Alessandro

"..coloro che impediscono il realizzarsi di condizioni migliori, sono, per certi versi, dei malati.."

Hai perfettamente ragione; ma non solo questi malati sono moltissimi, ma si tratta di un morbo molto contagioso che contraggono irrimediabilmente quasi tutti quando accumulano ricchezza o potere.

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Claudio
La malattia ha radici fin da quando inizi ad aspirare alla ricchezza e al potere, che magari non raggiungerai mai. Se pensi che quelle siano le chiavi della felicità e che questa le segua in proporzione, hai contratto il morbo. Credo sia uno dei problemi fondamentali dell' umanità. Siamo tutti, o quasi tutti, un po' impazziti.

pegupe@gmail.com ha detto...

Alessandro Pagnini

“Quello che voglio dire è che coloro che impediscono il realizzarsi di condizioni migliori, sono, per certi versi, dei malati...“

Certo che sono dei malati, ma qualunque malattia sia fisica sia mentale è il risultato della risposta che ogni singolo da alle sollecitazioni che provengono dall’ambiente. Mentre non posso e non sono interessato alle ragioni dei singoli, sono invece interessato alle cause ambientali che favoriscono le loro aberrazioni e credo che queste ragioni abbiano origine nella paura ancestrale di non avere sufficienti scorte alimentari, paura che in passato era giustificata, mentre oggi potrebbe non esserlo. La paura, se stimolata, ha sempre dominio sulla ragione.

Daniele Passerini ha detto...

@Guglielmo Pepe
...credo che queste ragioni abbiano origine nella paura ancestrale di non avere sufficienti scorte alimentari, paura che in passato era giustificata, mentre oggi potrebbe non esserlo. La paura, se stimolata, ha sempre dominio sulla ragione.
Condivido. Millennio dopo millennio, la rosa delle risorse indispensabili si è estesa, costruendo la cosiddetta "piramide dei bisogni": ottenuto il cibo (agricoltura, pastorizia, pesca) ci si preoccupa di coprirsi per non avere freddo, di avere un riparo dove dormire, di costruirsi/possedere utensili e attrezzi, di sviluppare la cultura (arte, scrittura, scienza ecc.) e possedere anche beni superflui che rispondo al gusto estetico, a status sociale ecc.
Una volta le persone sfruttavano la loro intelligenza al fine di procurarsi tali risorse. Però da secoli, sempre di più, archiviata l'economia fondata sul baratto di beni e scambio di servizi, l'intelligenza è divenuta funzionale a procurarsi in primis il denaro con cui ottenere tali risorse, fino al paradosso di oggi, dove abbiamo persone "intelligentissime" e superspecializzate ma lontane da praticità, concretezza e principio di realtà. Persone che scaraventate in un'isola deserta morirebbero nel giro di pochi giorni. Queste stesse persone però vanno alla grande nella nostra società. Se hanno problemi col vicinato non si preoccupano di parlare e cercare una mediazione, delegano il loro avvocato ad occuparsene. Se devono sistemare un giardino chiamano un giardiniere, per qualsivoglia piccola riparazione chiamano un artigiano ecc. Non sanno nemmeno cucinarsi un piatto di pasta, friggersi due uova, lavarsi i panni, stirare una camicia, farsi una piccola medicazione ecc. Assumono e pagano qualcuno per fare tutto questo. Non sanno nemmeno più fare i genitori, ma pagano per i loro figli i migliori baby sitter, istitutori, insegnanti, allenatori, psicologi e così via.
Da parte mia non ho mai dato importanza al denaro, ambisco solo ad averne il minimo necessario per poter vivere tranquillo: per me conta soprattutto la consapevolezza che, in un'isola deserta, in mezzo a una "crisi", una guerra, una rivoluzione ecc. (con un po' di fortuna che quella fa sempre comodo) avrei le competenze necessarie per sopravvivere. Ma quanti dei nostri figli oggi sarebbero in grado di affrontare quello che hanno affrontato i nostri nonni?

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Daniele
@ pegupe

Sicuramente le nostre paure/bisogni ancestrali sono alla base dei nostri comportamenti. Sono d'accordo con la vostra analisi, ma aggiungerei che esiste la paura delle paure, quella della morte, che a sua volta è legata al concetto dell'IO. E' questo IO che, spesso, cerca appagamenti inefficaci nel tentativo di esorcizzare le proprie paure e la propria insoddisfazione. Così vediamo quello che ha la barca di 20 metri, invidiare quello che ce l'ha di 30, pensando che ne avrebbe bisogno pure lui, per essere finalmente felice (poi magari si scopre che è più felice Rocco Siffredi con 20cm ;-) ).
Ritengo che alla base di tutte queste distorsioni ci sia anche quella caratteristica che è così sviluppata solo nel genere umano, cioè la autoconsapevolezza e la possibilità di 'pensarsi' come individui anagraficamente ben definiti e, ahimè, a termine! Il grande successo delle religioni (ricordate quello che non ricordo chi, disse a Gesù: "Veniamo da te maestro, perchè solo tu hai parole di vita eterna") si basa proprio sull'offrire una qualche risposta a quella maledetta angoscia di dover rinunciare alla propria esistenza, alla propria identità.
Premesso che ritengo che per poter avere un discreto equilibrio, forse non sarà indispensabile, ma di certo aiuta avere una buona base di partenza per soddisfare i bisogni minimi, che possono comprendere anche quello di essere accettati dagli altri e di 'piacere'(Quasimodo era un gran campanaro, ma partiva sicuramente svantaggiato e questo magari non aiuta a sentirsi bene), nonchè quelli più immediati da immaginare (nutrirsi, ripararsi, scaldarsi, ecc...), credo che oltre a questi si debba trovare il modo di aprirsi a qualcosa che vada oltre la visione dell'IO. Come? Boh.... mica pretenderete che debba pensare a tutto io, vero? ;-) Comunque un po' di filosofia (pochina, che troppa fa male) e un po' di ricerca/pratica spirituale, talvolta aiutano.

Vincenzo Bonomo ha detto...

Ragazzi io cerco di volare basso e in qualità di "propulsore ufficiale" di 22Passi :):):):):) faccio una proposta alla Coca Cola Italia produttrice della mia bevanda preferita (una volta) che è alla ricerca di un sostituto dello zucchero con cui dolcificarla e ha rivolto un appello ai consumatori per avere suggerimenti. Usate la liquirizia e in un sol colpo eliminate lo zucchero per dolcificarla, il caramello per colorarla e la caffeina come eccitante, rendendo la bevanda molto più sana e aiutando i produttori di liquirizia del sud Italia e, cosa da non trascurare, poi anch'io potrei tornare a gustarla :):):)

Alessandro pepe ha detto...

Ragazzi io veramente rinnovo offerta per pranzo con conferenza informale da me. Il locale è vivo e vegeto. Giuro che non vi solo stavolta. A voi una data. Si era detto domenica e pranzo giusto? Attendo vostre.

pegupe@gmail.com ha detto...

Mario Massa

“Chi ha la vera mentalità scientifica è assolutamente aperto alle novità, ma rigoroso nell'analisi”:

Affermazione che nessuna persona dotata di buon senso potrebbe mettere in discussione, ma tu parli di un mondo ideale e non di un mondo reale. Tra gli scienziati, come tra gli uomini comuni, ci sono persone capaci e incapaci, persone oneste e disoneste, persone che uccidono e persone che salvano. Tra la follia del seguire ogni balzana idea e la totale prudenza nel cestinare ogni nuovo progetto che non sia prime provato dai fatti, esiste una zona grigia che in qualche modo ci costringe a essere partecipi. La saggezza sta nel cogliere le nuove strade che hanno qualche probabilità di essere valide e, anche se non lo fossero, quel vigile sostegno sarebbe di aiuto alla creatività di altri. Ponzio Pilato docet.

Alessandro pepe ha detto...

Quoto mio padre in toto. Questo è il punto. La terra di mezzo. È proprio tra i confini delle cose che bisogna stare per capire

Franco Sarbia ha detto...

Grazie Daniele. Il fatto è che non basta avere una laurea in fisica, matematica o ingegneria nucleare per definirsi scienziati. La maggior parte delle zavorre hanno ottenuto il loro titolo dimostrando, esame per esame, di sapere ciò che già si sapeva o si pensava di sapere, non hanno avuto nessuna concreta esperienza di ricerca, non hanno mai seguito nessun programma di aggiornamento. A distanza di anni divengono analfabeti di ritorno nella loro stessa materia, è ciò li induce a negare in modo incrementale tutto ciò che non sanno. Credo che la maggior parte dei divulgatori scientifici si muova in questa brodaglia. Se sapessero fare ricerca la farebbero, non si svilirebbero a fare da cassa di risonanza agli interessi finanziari dei programmi di ricerca dei maggiori utilizzatori dei finanziamenti pubblici: le grandi aziende o le burocrazie accademiche.

domenico canino ha detto...

@franco sarbia
Sanno muoversi solo nel deja-vue. Ricerche nuove li mettono in difficoltà. Capisco che non è facile, ma non ci provano neanche.

pegupe@gmail.com ha detto...



Franco Sarbia
Concordo pienamente con il tuo pensiero e vorrei dare il mio contributo. Preferisco partire da quella materia che più di ogni altra avrebbe il compito di sviluppare la creatività. Uno studente di lettere e filosofia, per poter emergere, deve dimostrare di possedere una solida conoscenza dei grandi autori del passato, cosa indiscutibilmente positiva, tuttavia, l'eccessiva energia indirizzata verso l'acquisizione di dati, se non si accompagna allo sviluppo di un proprio pensiero, porta a una progressiva asfissia della creatività. Forse che i grandi filosofi dell'antica Grecia svilupparono il loro pensiero sullo studio dei testi di chi li aveva preceduti? A chi potevano ispirarsi Talete, Parmenide, Eraclito, Democrito se non all'osservazione diretta della natura e degli uomini, dal momento che, in quell’epoca, le scuole e le accademie non erano ancora nate?
Costoro posero le fondamenta su cui si regge l'intera cultura del mondo moderno. Se confrontiamo l'esiguità della popolazione di quei tempi, il grado di alfabetizzazione e il numero dei grandi pensatori emersi in quello stesso periodo con quelli prodotti dall’attuale popolazione mondiale, non avremmo che da vergognarci.
Faccio totalmente mia la frase latina “Primum vivere, deinde philosophari”, ma preferisco dire: “Prima osservare e poi cercare risposte”.
Tutto questo dovrebbe farci venire qualche sospetto sulla natura e sull'efficienza dei nostri sistemi scolastici, altrimenti dovremmo credere che, ai tempi della Grecia antica, un ufo atterrò sulla terra per illuminare alcuni prescelti.
Seguendo il principio del rasoio di Ockham, devo pensare che i nostri cervelli non siano biologicamente più scadenti di quelli dei nostri antenati e, quindi, propendo a considerare come improbabile l'intervento degli alieni.
A cosa si deve questa sproporzione culturale tra la nostra civiltà e quella dell'antica Grecia? Credo di avere una risposta, o, quanto meno, di indicarne una possibile.

pegupe@gmail.com ha detto...

Continua
Guardiamo alla realtà di oggi. Qualcuno può pensare che un giovane laureando in filosofia possa presentare una tesi esprimendo una propria teoria, piuttosto che dimostrare di saper esporre con sue parole il pensiero di altri? Verrebbe tacciato subito di presunzione, perché prima deve dimostrare di aver ben assimilato il pensiero di chi lo ha preceduto e, se ne sarà ancora capace, potrà a fatica, superando “l'invidia” dei suoi insegnanti, esprimere un pensiero veramente suo.
Mi ha colpito la storia del filosofo Vattimo perché studia con Gadamer che è allievo di Heidegger e che, a sua volta, cerca di comprendere Nietzsche. Peccato che nel frattempo, e non mi riferisco a Vattimo, gran parte della creatività, valore proprio di chi è giovane, si sarà spenta per via dell'abitudine a non osare. Certamente qualcuno ci riesce, ma il bilancio tra energia spesa e risultato non sarà certo vantaggioso.
Una volta raggiunta la maturità e, poi, la vecchiaia, ci rimane la possibilità, se la fiamma della creatività non si sarà del tutto spenta, di rivestire con nuove parole, polverosi pensieri.
Cosa è, in fondo, il pensiero debole di Vattimo se non un diverso vestito sul corpo del “sapere di non sapere” socratico?” Cos'è, in fondo, il concetto di “esserci” espresso da Heidegger se non il “cogito ergo sum“ di Cartesio?
Il sistema scolastico istituzionale non si pone l'obbiettivo di sviluppare la creatività, quanto di consolidare, attraverso il passato, il proprio presente. Dietro tutto questo non c'è alcun piano, c'è solo una automatica spinta alla sopravvivenza del sistema.
C'è un secondo punto da evidenziare: l'istruzione, basata tutta sullo studio del pensiero di chi ci ha preceduto, premia coloro che possiedono una grande memoria, ma una solida memoria non sempre si accompagna a una pari creatività. In sostanza chi fosse dotato di ottima memoria, sicuramente emergerà nell'accademia, mentre chi fosse dotato di una buona creatività e di una modesta memoria, e mi riferisco anche a me stesso, avrà più difficoltà a emergere. Il vero genio, invece, possiede, nella stessa misura, una grande creatività e una potente memoria, ma di tali personaggi ne nasce uno per secolo.
Se gli istituiti che si occupano di istruzione invertissero l’importanza tra nozionismo e creatività, privilegiando quest'ultima, in una popolazione mondiale di sette miliardi di anime che ha accesso a una straordinaria quantità di informazioni, si genererebbe un tasso di genialità che anche l'antica Grecia ci invidierebbe.

Alessandro Pagnini ha detto...

Bell'argomento!
Verso la fine di luglio, c'è stata la cena dei saluti estivi (ogni scusa è buona per gozzovigliare ;-) ) della palestra dove, almeno per adesso, svolgo la mia attività.
Tra un boccone e l'altro, avendo come dirimpettaio l'istruttore di karate, nonchè preparatore atletico per gli agonisti di judo e karate e non solo, la conversazione è andata a finire su argomenti di comune interesse e ho scoperto che in uno degli ultimi corsi di formazione da egli seguito (non ho capito bene, data anche la confusione in sala, se riguardava principalmente il karate o la preparazione in generale) veniva raccomandato di dare all'allievo solo una indicazione, non troppo dettagliata, del movimento da compiere. Anche mostrare più volte il movimento eseguito dai maestri/istruttori, veniva sconsigliato. Il motivo addotto era che l'allievo, se messo di fronte ad un modello reputato da imitare, tende ad assimilarne anche i limiti e comunque a non sviluppare un approccio suo alla risoluzione del problema, che può essere, ad esempio, come riuscire a portare un calcio all'altezza del volto dell'avversario. Premesso che io, per certi versi reputo invece utilissimo fare in modo che chi mi segue possa anche 'rubare con gli occhi' certe sottigliezze che altrimenti impiegherebbe molto a fare sue, sono comunque rimasto piacevolmente colpito da questo approccio creativo.
La mia è la storia di un rompic******i a pila atomica: sempre a rimettere in dubbio persino le proprie conclusioni (mi auto-rompo, anche, giusto per par condicio ;-) ). Onestamente, questo voler sempre andare oltre quello che sembrerebbe acquisito e definitivo, ha anche pagato, ad esempio sul lavoro, dove mi ero fatta una buona reputazione per i risultati tecnici raggiunti, fin dal primo impiego (poi...vabbe'...altri tipi di scelte mi hanno reso impervio il cammino). E pure a scuola aveva portato i suoi frutti. Però non è stato facile essere sempre in amletico dubbio e in continuo rimuginare, senza mai appiattirsi su qualche 'personalità guida', cosa che fa tanto comodo a volte. Ho avuto la fortuna di essere originale, ma abbastanza diplomatico da sapere, quasi sempre, quando era il caso di non dire tutto quello che avevo in mente. Caso volle che, taaaanti anni fa, quando ero istruttore di un corso di aikido e dopo aver cercato più volte, con estrema cautela, di coinvolgere altri miei colleghi istruttori in 'riunioni di studio/pratica' per cercare di risolvere alcuni problemi che innegabilmente si presentavano nell'esecuzione di talune tecniche, uno di loro, con cui ero più in confidenza e al quale avevo mostrato alcune delle tecniche che stavo provando nel mio dojo, si fece scappare qualche parola di troppo. Parecchie parole di troppo, direi, tanto che al successivo seminario per gli istruttori mi fu fatto capire che se non mi fossi adeguato all'ortodossia (che pure non funzionava per molti aspetti), avrei dovuto lasciare il mio incarico. Il ragionamento aveva una sua validità. Le regole le dettavano altri e se quelle erano, a me toccava rispettarle, facendo un passo indietro. Così feci. Peccato, perchè avremmo potuto fare un gran bel lavoro. Chi mi seguiva da vicino lo sapeva bene. Però c'erano delle gerarchie che non sopportavano di essere messe in discussione e che un praticante di grado inferiore (anche se già praticavo da 25 anni, avendo iniziato da ragazzetto) potesse proporre una soluzione tecnica alternativa alla loro. Impensabile! E infatti non ci hanno proprio voluto pensare :-D
Bisogna essere propulsori, zavorrandosi abbastanza da non essere troppo dirompenti, o si rischia di essere 'espunti' ;-)
Sembra difficile, ma pare che Wyatt Hearp, il celebre pistolero, riconoscendo che se pure i tempi di estrazione erano cruciali, comunque anche la possibilità di prendere con calma la mira era fondamentale, abbia sentenziato che si doveva imparare a "Essere lenti, in fretta". Quindi..... :-D

Silvio Caggia ha detto...

@Pegupe
Non cadere nell'errore di pensare che prima dell'antica Grecia ci fosse il nulla...
I signori che citi non si sono svegliati una mattina con una nuova filosofia in testa partendo da zero...
Le scuole iniziatiche sono sempre esistite, e la Tradizione trasmessa oralmente.
Il trucco di ignorare tutto ciò che c'era prima, così da poter dare una falsa idea di progresso continuo, è la mistificazione più grande della nostra civiltà.
Per fortuna che i miti sopravvivono a qualsiasi catastrofe culturale...
Come quello dell'UFO... Riprendilo in considerazione.

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