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Tra i 22 spassi del post di Capodanno quali mi sono piaciuti di più?

martedì 9 giugno 2015

Campagna No TTIP:
domani giornata chiave al parlamento UE.

212 : commenti


domenica 7 giugno 2015

Candidato a Nobel per la pace nel 2014, sottoposto a "damnatio memoriae" dall'INFN oggi: l'incredibile parabola di Francesco Celani!

19 : commenti
Dopo l'ICCF19 si è sentito parlare meno del solito di Francesco Celani, uno dei ricercatori veterani dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN. In realtà - pur sottoposto a un crescente mobbing dentro l'INFN - ha continuato, insieme a tutto il gruppo di lavoro consolidatosi attorno a lui, a portare avanti le ricerche sulle LENR con esiti sempre più convincenti. Per esempio proprio in questi giorni ha informato i colleghi giapponesi e svedesi, con cui si è instaurata una proficua collaborazione a distanza riguardo gli esperimenti col filo di costantana, di avere avuto ampia riconferma di variazioni di comportamento utilizzando come gas il Deuterio al posto dell'Idrogeno, nonché di effetti isotopici correlati.

Francesco Celani è un ricercatore tenuto in palmo di mano all'estero, un candidato - non dimentichiamolo - al premio Nobel per la pace 2014 in virtù della sua opera in favore della "Open Science"
, eppure ha incontrato mille resistenze in Italia. L'acme del "mobbing" a cui è stato sottoposto è stato raggiunto il mese scorso, quando ha scoperto che, con un vero e proprio blitz, tutto il suo archivio storico-scientifico, situato nella cosiddetta "Ex baracca La Monaca", era stato rimosso ed era andato completamente perduto, e che anche strumentazioni e reagenti chimici di vario tipo (utilizzati principalmente negli esperimenti di tipo LENR) erano stati arbitrariamente distrutti e/o confiscati. Il tutto con resposabilità oggettiva del Dott. Umberto Dosselli, in qualità di Direttore dell'INFN di Frascati.

Alla luce di tutto ciò, ritengo estremamente doveroso diffondere due documenti in grado di far luce sulla dinamica degli eventi sfociati - tragica conclusione - nella distruzione di una gran mole di documentazioni e dati pertinenti alle LENR, un atto incomprensibile, che non ha nulla a che fare con la dialettica scientifica e che sa invece di rogo inquisitorio e damnatio memoriae.

Il primo documento è una lunga lettera (15 pagine fitte) inviata da Celani al Direttore Dosselli a settembre 2013 per scongiurare la chiusura del Laboratorio 25 e tutta la attività di Ricerca e Sviluppo di tipo LENR. L'incipit è questo:
"Egregio Dott. Umberto Dosselli, la lettera/relazione che Le invio è una lettera che, dal punto di vista della mia vita professionale, MAI avrei immaginato di dover scrivere. È quindi, con estrema amarezza, che mi appresto a stilarla." 
Vi invito a scaricarla e leggerla:

Il secondo documento sono le brevi controdeduzioni (5 pagine) inviate da Celani sempre al Direttore Dosselli a dicembre 2014, in merito al cosiddetto "Report" con cui il Dott. M. Ripani (INFN di Genova) ha calato una pietra tombale sull'opportunità di proseguire la ricerca LENR all'interno dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, proprio mentre all'estero al contrario si moltiplica (vedansi Cina e Giappone per esempio) e, persino a pochi metri dal Laboratorio 25 dell'INFN, prosegue nel laboratorio di Vittorio Violante (ENEA di Frascati) con placet USA!

È proprio del Report di Ripiani che Dosselli si è fatto forte per gettare al macero e cancellare tutta la ricerca condotta per decenni da Francesco Celani, provocando un danno immenso a un buon ricercatore, a tutta l'umanità e alla Scienza.

Celani contesta in primis che il "Report" di Ripiani sia omissivo di almeno uno dei più importanti risultati ottenuti nell'ambito degli studi LENR, cioè la  trasmutazione di alcuni elementi. Persino i ricercatori dei "Naval Research Laboratories" di Washington-DC che, per oltre dieci anni, si erano affannati a sminuire i risultati sulle trasmutazioni riferiti dai colleghi giapponesi (Yasuhiro Iwamura) della Mitsbishi, con il parziale contributo anche del gruppo di lavoro di Francesco Celani, si sono ormai "arresi" di fronte all'evidenza dei fatti.

La lettera comincia così: 
"Riguardo il documento (data 27 Novembre 2014, 39 pagine, Autore Dott. M. Ripani), pervenutomi tramite la sua Segretaria (Dott.ssa Bertelli) in data 2 Dicembre 2014, ore 09:58, desidero informarLa che, purtroppo, ho riscontrato un certo numero di incomprensibili omissioni ed errori.
Poiché tali omissioni ed errori, di cui sono convinto commessi nella totale buona fede dal dott. M. Ripani, sono di GRAVE PREGIUDIZIO alla mia attività scientifica nel campo delle ricerche attualmente note come LENR, intendo, se nel caso, inviarLe un documento che permetta di emendarli"
Vi invito a scaricare e leggere anche questo secondo documento:

Il mobbing subito personalmente da Celani e l'ostracismo tutto italico ed italiota rivolto alla ricerca sulle LERN, sono l'ennesimo segno di come l'Italia di oggi sia allo sbando e navighi, con ben poca lungimiranza, più a vista che lungo una rotta.

giovedì 4 giugno 2015

Regionali 2015: breve analisi del voto umbro.

73 : commenti
di certo rende simili quelli che ce l'hanno...

In alto Catiuscia Marini (PD) nel 2015; in basso Giulio andreotti (DC) nel 1976!

A prima vista il voto espresso dagli Umbri alle Regionali 2015 non sembrerebbe avere riservato grandi sorprese: al primo posto si è confermata la favorita Catiuscia Marini (PD) leader del centrosinistra (PD, Socialisti Riformisti, SEL e una lista civica), al secondo posto lo sfidante Claudio Ricci a capo del centrodestra (Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia - AN e altre tre liste civiche tra cui Ricci Presidente), al terzo posto Andrea Liberati per il Movimento 5 Stelle:
  1. Marini: 159.869 preferenze (42,78%)
  2. Ricci: 146.752 preferenze (39,27)
  3. Liberati: 53.458 preferenze (14,30%)
Se primo partito del cuore verde d'Italia si conferma ancora una volta il PD (125.700 voti, pari al 35,76%), le sorprese arrivano dalle inedite posizioni di rincalzo: secondo partito diventa il M5S (51.203 voti, pari al 14,55%), terzo partito è la Lega Nord (49.203 voti, pari al 13,99%).

Andando a rivedere i risultati di 5 anni fa le sorprese del nuovo voto umbro balzano subito agli occhi.
Allora il podio, tutto in rosa, della corsa alla presidenza regionale era stato il seguente:
  1. Catiuscia Marini (PD): 257.458 preferenze (57,24%)
  2. Fiammetta Modena (PdL): 169.568 preferenze (37,70%)
  3. Paola Binetti (UdC): 22.756 preferenze (5,06%)
Nel 2010 la Marini incassava quasi 100.000 voti più di domenica scorsa e la forbice percentuale tra centrosinistra e centrodestra era di ben 20 punti contro i tre e mezzo di oggi.
Anche se il PD umbro ha perso in 5 anni quasi 24.000 voti (divorati dal buco nero dell'astensione), i 149.212 voti (36,17%) incassati nel 2010 quasi equivalgono in percentuale ai 125.700 voti (35,76%) di domenica scorsa. Il resto del centrosinistra non può dire altrettanto:
  • SEL scende dai 13.980 voti (3,39%) conquistati nel 2010 ai 9.010 (2,56%) del 2015;
  • i Socialisti Riformisti scendono dai 17.167 voti (4,34%) del 2010 ai 12.200 (3,46%) del 2015;
  • dei 34.393 voti (8,34%) dell'IdV e dei 28.331 (6,87%) di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea - Comunisti Italiani al centrosinistra restano oggi solo 5.172 (1,47%) della lista Civica e Popolare.
Idem dicasi per le liste del centrosinistra che nel 2015 non appoggiavano la Marini e correvano da sole: non hanno conquistato alcun seggio in Consiglio e rischiano di scomparire dalla scena politica umbra.

Ha tanto da esultare oggi la Marini di cotanta vittoria?

In base a questi numeri no. Ma in base a quelli degli eletti che entrano in Consiglio Regionale sì, perché grazie alla nuova Legge Elettorale regionale (su cui pende un ricorso al TAR) fatta perfettamente su misura a febbraio di quest'anno, la vittoria di stretta misura del 2015 frutterà una maggioranza in consiglio più ampia di quella guadagnata nel 2010, quando la vittoria era stata netta.

Di fatto il PD umbro 5 anni fa stravinceva mentre Berlusconi era capo del governo, vince di strettissima misura oggi mentre Renzi è al governo. Una sorta di "effetto traino" al contrario insomma.

E al centrodestra cosa è successo?

Nel 2010 il secondo partito umbro era il PdL (133.531 voti, pari al 32,36%). Scioltosi il Popolo della Libertà oggi tutta la coalizione di Claudio Ricci porta a casa 135.594 (38,55%), ma di questi oltre un terzo sono della lega Nord, che in 5 anni è passata da 17.787 voti (4,34%) a 49.203 voti (13,99%), tre volte tanto.

Nel 2010 il centrodestra umbro composto semplicemente da PdL e Lega Nord incassava 151.418 voti (36,70%), oggi ne incassa 135.594 che gli valgano un 38,55%. Quasi due punti in più, ma a che prezzo: 5 anni fa i voti erano raccolti quasi unicamente dal PdL, mentre la Lega aggiungeva un modesto contributo, oggi il centrodestra è composto da 6 differenti liste, in cui il partito di Matteo Salvini diventa la forza predominante, seguita con buon distacco da Forza Italia, ridimensionata a quarto partito umbro.

Avrà molto da lavorare Ricci per arrestare la radicalizzazione del centrodestra, trend inevitabile se il motore ne diventa la Lega Nord. Probabilmente proprio l'alleanza con Salvini - come avevo scritto in vari altri post (per esempio qui) - ha tolto credibilità al ruolo di moderato che avrebbe potuto portare Ricci alla vittoria. Molti Umbri hanno preferito astenersi o rivotare la Marini - anche "stringendosi" il naso - piuttosto che dare fiducia a un centrodestra che da una parte si professa moderato e centrista, dall'altra sposa la Lega di Salvini.

Per concludere queste brevi riflessioni post elettorali, tra i Golia della destra e della sinistra, il Davide M5S, con 53.458 preferenze (14,30%) ottenute da Andrea Liberati (e due consiglieri entrati in Regione) può essere comunque soddisfatto del risultato ottenuto e continuare a lavorare con pazienza per guadagnarsi la fiducia di maggiori fasce di elettorato, monitorando con attenzione come lavorerà la giunta Marini bis di qui al 2020, forte anche del peso simbolico di essere diventato la seconda forza politica regionale. E lo stesso faranno i consiglieri M5S di tutte le Regioni in cui sono stati eletti.
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