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domenica 6 gennaio 2008

Diavolozoppo e le donne

Grazie Sara, per avermi inoltrato questo estratto da Fiabe italiane di Italo Calvino (1923-1985) che ci osserva dall'eternità attraverso la foto accanto.
Di solito si dice che le donne ne sappiano una più del diavolo, ma in questa storia è il diavolo stesso a non volerne più sapere delle donne.
Di certo al mondo ci sono altrettante povere diavole quanto poveri diavoli a dovere inghiottire tanti bocconi amari da parte della persona che amano. Non è impossibile, ma quant'è difficile, un'unione duratura che arricchisca entrambi. Ci sono "coppie-fiammifero" che durano il tempo di una rapida combustione, "coppie-brace" che si accontentano di vivere sotto le loro ceneri, "coppie-fiamma" che bruciano finché hanno legna... e qualche "coppia-stella" che brilla, brilla e brilla.
Ora, semplicemente,
gustiamoci questa fiaba - suppongo di matrice popolare - nella rielaborazione del grande Calvino.



DIAVOLOZOPPO

Diavolozoppo stava a Casacalda. Gli uomini morivano, arrivavano a Casacalda dritti dritti e trovavano Diavolozoppo che chiedeva: – Hei, amici, qual buon vento? Perché tutti quaggiù? E i morti: – Per causa delle donne.
Diavolozoppo, a furia di sentir questa risposta, si mise una gran curiosità in corpo, e poi una gran voglia di levarsela: la curiosità di sapere come andava questa faccenda delle donne.
Si vestì da Cavaliere e se ne andò Palermo. C’era una ragazza a un balcone, gli piacque; e si mise lì sotto a passeggiare. Passeggia passeggia, più passeggiava più gli piaceva; e la mandò a chiedere in sposa. Non voleva dote, la pigliava con camicia indosso e basta, ma con questo patto: che tutto quel che voleva glielo doveva domandare finché era fidanzata, perché dopo maritata, stesse attenta, che lui non intendeva sentirsi domandare più nient’altro. La ragazza accettò il patto, e il Cavaliere le fece la roba, tanta che ne aveva da vestirsi per tutta la vita. Si sposarono, e una sera di teatro andarono fuori insieme per la prima volta. A teatro, si sa le donne come fanno: cominciò a guardare l’abito della Marchesa, i gioielli della Contessa, vide la Baronessa con un cappello diverso dai trecento cappelli che lei aveva, e cominciò a ballarle la gola dalla voglia d’averne uno uguale. Ma c’era il patto di non domandare più niente al marito; e la sposa cominciò a fare il muso. Il marito se ne accorse: – Rosina, che c’ è? Qualcosa che va male? – No, no, niente...
– Ma non ti vedo giusta.
– Davvero, non ho niente.
– È meglio che se hai qualcosa me lo dici.
– Allora, se lo vuoi sapere, è un’ingiustizia che la Baronessa abbia un cappello come io non l’ho e che non te lo possa chiedere, ecco cos’ho!
Diavolozoppo saltò su come un mortaretto: – Aaah! Allora è vero che gli uomini vanno tutti all’Inferno per colpa di voialtre donne! Ora ho capito.
La piantò in asso in pieno teatro e se ne andò.
Andò a Casacalda e lì se ne stava con un suo compare, raccontando tutto quel che gli era capitato a prender moglie. E il compare disse che si sarebbe piaciuto di provare a prender moglie anche lui, ma lui voleva la figlia d’un Re, per vedere se anche per i Re era la stessa cosa.
– E provate, compare mio! – disse Diavolozoppo. – Sapete cosa possiamo fare? Io m’incorporo nel corpo della figlia del Re di Spagna. La figlia del Re di Spagna con un diavolo incorporato in corpo cade malata, il Re getta un bando: “Chi fa tornare sana la mia reale figlia avrà in premio la sua reale mano”. Voi venite vestito da medico, io appena sento la vostra voce mi scorporo dal corpo di lei, lei guarisce e voi la sposate e siete Re. Vi va l’idea, compare?
Così fecero, e tutto così avvenne, affinché il diavolo compare fu introdotto presso la Reginetta malata. Rimasto solo, cominciò a dire a bassa voce: – Compare Diavolozoppo! Ehi, compare! Son qui: potete uscire e lasciar libera la Reginetta! Ehi, Diavolozoppo, mi sentite? Ma delle promesse dei diavoli è sempre meglio non fidarsi. Infatti si sentì la voce di Diavolozoppo: – Che? Che c’è? Ah, sì, sì, stavo tanto bene... ma perché, poi, andarmene? Chi sta bene non si muova...
– Compare, cosa m’avevate detto, allora? Volete scherzare? Il Re a chi fallisce la prova fa tagliar la testa! Compare! Ehi, compare!
– Sì, io ci sto bene! E voi credete che io me ne vada!
– Ma come? E io ci lascio le cuoia!
– Ma non mi dite! Ma lasciate andare! Tanto, di qua non me ne vado neanche a schioppettate!
Il povero compare a pregarlo, a scongiurarlo: ma non c’ era verso. Ormai il tempo prescritto stava per scadere; il finto medico andò dal Re e gli disse: – Maestà, per guarire vostra figlia mi manca solo una cosa; che voi facciate sparare i cannoni delle vostre fregate.
Il Re andò alla finestra. – Fregate, fuoco!
E i cannoni delle fregate: – Bum! Bum! Bum!
Diavolozoppo che da dentro il corpo della Reginetta non vedeva niente domandò: – Compare, cosa sono tutte queste cannonate?
– Entra una nave in porto, e spara a salve.
– E chi arriva?
Il compare andò alla finestra. – Oh! Arriva vostra moglie!
– Mia moglie! – fece Diavolozoppo. – Mia moglie! Ma io scappo! Io scappo subito! Io non ne voglio sentire neanche l’odore!
Dalla bocca della Reginetta uscì una saetta di fuoco e su quella saetta Diavolozoppo scappò via, e la Reginetta all’istante si sentì guarita.
– Maestà! È guarita, Maestà! – chiamò il compare.
Bravo! – fece il re, – la mano e la corona sono vostre.
E così cominciarono i guai per il diavolo compare.

E chi l’ha detta e chi l’ha fatta dire di mala morte mai debba morire.

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